Foto: Erica Bellucci
RIP è un progetto nato interessante. Nel senso che già dalle prime demo se ne intuiva il forte potenziale. Sono entrati nella mia orbita quasi subito, grazie a un’amica in comune che me li aveva fatti ascoltare nella classica raccomandazione “prova a sentire questi ragazzi, sono forti!” e in effetti erano forti, anche se i primi brani avevano qualcosa di naïf, di acerbo; tuttavia, si sentiva bene il seme di qualcosa che avrebbe germogliato. Ed è successo. Due anni dopo – in mezzo ci sono state esibizioni importanti come quella al Primavera Sound – e un paio di singoli, ‘F1P’ e ‘Io Fotografo I Miei Amici’, ecco l’EP di esordio di Pierpaolo Saccomandi e Raffaele Lombardo, un lavoro dove un lavoro certosino sulla produzione elettronica incontra una scrittura cantautorale originale e lontana dal consueto.
Non potevamo che incontrarli per farci raccontare di questo loro esordio, il disco è fuori da qualche settimana, nel frattempo ci sono stati due ottimi live a Milano e Roma e l’estate li aspetta. Teneteli d’occhio!
Dopo un paio d’anni di live e di promettenti singoli, esce il vostro primo EP. Cosa significa per voi?
È un grande traguardo, un punto di svolta ma anche una grande liberazione. Le canzoni che ascoltate in questo disco sono nate un anno e mezzo/due anni fa: dopo aver provato l’ebbrezza delle prime esperienze nell’industria musicale italiana, anche grazie alle persone che lavorano con noi, siamo riusciti a dire al mondo che esistiamo con il nostro suono.
Che cosa c’è dentro ‘Chi Prende La Colpa’? Intendo che cosa vi ha portato fino a queste canzoni: quanta vita, quanti tentativi, quali direzioni prese e quali strade abbandonate?
C’è tanto vissuto quotidiano che può contenere sbagli, attimi di gioia, frustrazione, sorprese, adattamento. È ricorrente il doversi prendere cura dei rapporti: quello con se stess ma anche quello con il mondo esterno; esistere senza giudizio e con rispetto nei confronti dei cambiamenti che ci fa affrontare la vita, rispetto di ciò che siamo costretti a lasciarci alle spalle e puro amore verso le cose che lottiamo per tenerci stretti. Come nei confronti della musica: il nostro viaggio musicale inizia nelle nostre rispettive infanzie. Entrambi suoniamo, studiamo, ci esibiamo e falliamo per anni prima di arrivare a questo punto, che speriamo sia solo l’inizio.
Nell’EP ci sono diversi stili e sound che si fondono, ma quali sono le ispirazioni che sentite di aver messo in queste tracce?
Domanda complicata, poiché all’inizio questo progetto musicale era nulla di più che un gioco, uno sfogo per passare il tempo. Abbiamo sempre avuto la premura e l’obiettivo di fare roba che fosse unica, non per spocchia o ego, ma perché volevamo che contenesse davvero le nostre personalità ed emozioni. Troviamo i nostri punti di incontro nel dancefloor ma anche nella forma canzone più pop o nell’ambient. Amiamo alla follia artisti come Mount Kimbie, James Blake, Floating Points, Leon Vynehall, ma anche Gino Paoli, Bon Iver, Velvet Underground, Mk.Gee passando per Arca, Ag Cook, Lorenzo Senni, Iglooghost, per citarne alcuni.
Foto: Erica Bellucci
Parlando di live, siete un act di formazione piuttosto recente ma avete già suonato su palchi e in contesti molto importanti. Perché, secondo voi?
Forse è karma positivo che ci conserviamo da una vita passata, o qualche santo in paradiso ascolta la nostra musica, chissà? A parte gli scherzi, ci siamo scervellati a lungo per trovare una formula live che ci fomentasse e che fosse di respiro abbastanza internazionale per reggere palchi assurdi, tipo quello del Primavera o del Fabrique; siamo davvero grati a chi crede in noi e lavora con noi affinché accadano cose del genere. Ogni volta che assistiamo a un concerto o un dj set lo facciamo sempre con massima umiltà e divertimento per assimilare al 100% l’esperienza e le emozioni che proviamo, quindi vogliamo semplicemente trasmettere e restituire questo: una voglia assurda di condividere chi siamo con il prossimo.
Avete invece in programma un tour o dei concerti, oltre ai due live di presentazione a Milano e Roma?
Certo, gireremo un po’ l’Italia e non solo tra primavera ed estate, mettiamoci anche qualche opening davvero incredibile. Tra un po’ diremo tutto, non vediamo l’ora.
Domanda banale ma, spero, risposta non scontata: progetti per il futuro?
Il primo è sicuramente far ascoltare la nostra musica a più persone possibili, sia suonando che con i dischi: ci riteniamo ancora ad un punto di partenza, siamo pronti ad imparare e assorbire da ogni esperienza come spugne pur di continuare a crescere e perseguire i nostri obiettivi. Vorremmo anche espanderci fuori dalle mura italiche, così da confrontarci con realtà diverse che hanno plasmato alcuni degli artisti che stimiamo di più. Nel mentre lavoriamo a tante canzoni nuove con ispirazioni o mood diversi, come direbbe Leon Vynehall “nothing is still” e quindi anche noi, il nostro stile e modo di fare musica è in continuo mutamento, così tanto da sorprendere anche noi alcune volte. Ne riparliamo al prossimo disco.
03.04.2025